Qui le cose vanno prendendo pieghe strane: metà della gente se n'è andata da parenti lontani o alloggia sulla costa e passa il tempo tra gli alberghi e gli aperitivi nei bar (che pare abbiano già messo i prezzi della stagione estiva). In entrambi i casi non si rendono conto di ciò che succede qui, sia nel bene che nel male; pensano di tornare presto a casa e riprendere la vita di tutti i giorni: poveretti!
La città non esiste più! oltre alle case crollate o da ristrutturare, ci sono quelle da rimettere in sicurezza, ci sono le reti di fornitura gas, acqua e corrente, ci sono le fognature, e poi una volta sistemate queste quisquilie, c'è il tessuto urbano e sociale che è andato perso: bar, ristoranti, negozi, uffici, rapporti umani sono tutti andati persi e si sono spostati sulla statale 17 e verso le tendopoli: la sera se vuoi distrarti un minimo dalle mense della Protezione Civile e dalla depressione delle tendopoli, ci sono alcuni camioncini che vendono panini e birra, c'è un kebabbaro e due baretti che sono presi d'assalto dai militari e dai soccorritori che (po'retti! debbono anche loro riaffiatarsi).
Quindi puoi prenderti una biretta in uno spiazzo parcheggio pieno di gongolati militari e d’ambulanze: non c'è modo di distrarsi e d'alleviare il pensiero.
Chi è rimasto sa che ci vorrà un anno per risistemare qualche casa che sia vivibile e non un mausoleo nel deserto e forse 10, 30 anni perché la città riacquisti un aspetto umano. E nel frattempo? Tentiamo un po' tutti noi rimasti di riprendere le fila di ciò che facevamo, ma non è facile capire quali siano le disponibilità economiche degli aiuti né quali siano oramai i referenti.
Tutti vogliono dare il loro aiuto, tutti mettono a disposizione le loro case (ma perché mai dovremmo andarcene a casa di conoscenti o sconosciuti a Bologna, Torino, Belluno, Siracusa, Capri? per non parlare di quelli dei siti gay che vorrebbero andassimo a casa loro per non meglio specificati aiuti.....).
Mai sia che al di là di un letto o un paio di scarpe ti possa saltare in mente di chiedere un aiuto come il riallaccio delle linee cablate per la trasmissione dati o di un portatile con chiavetta di connessione.... s’è notato che la cosa non è possibile: hai da mangiare e da vestirti: che altro ti serve nella vita? Le università, i grossi centri commerciali, i rifornitori d'informatica, gli uffici statali, i grossi studi, sono pieni di computer imballati o non utilizzati, ma stanno bene lì.
Mandano sacchi di vestiti a volte nuovi e buoni spesso usati, vecchi, a volte sporchi o quanto meno così antichi che neanche un trovarobe del cinema che dovesse fare un film sulla ricostruzione del dopo guerra utilizzerebbe.... Non importa, in qualche modo faremo.
Abbiamo recuperato da casa i quadri ed un po' di vestiti, cercheremo di tornare per prendere qualcos'altro, ma qui continua a tremare, ci sono scosse continue anche se non forti (oramai ci siamo abituati e non è bene) e ad ogni scollata le case si aprono sempre di più, quindi se siamo entrati a casa dieci giorni fa, non so se ci faranno rientrare.
Inoltre sta facendo sempre più freddo e piove. Piove. Piove. Noi siamo in una casetta di legno 3 metri per quattro nel giardino della casa dei genitori di Carlo a paese, caghiamo in un cesso di ceramica, ma non c'è il gas quindi ci laviamo con l'acqua a temperatura ghiacciaio che si scioglie; potremmo lavarci nella tendopoli dove c'è l'acqua calda, ma è un'impresa lavarsi in un container tra le tende: non ci va. Mejo il capello da pankabestia.
Per il resto va tutto bene.
Siamo quasi felici e ci sembra di vivere ai primordi della civiltà (certo con lavatrice e PC, ma semplici semplici). O mejo, ci sembra di vivere in un film post atomico dove c'è la tecnologia superstite ma ci si veste di pelli di topo e si barattano i beni o si acquistano con le conchiglie.
Tutto sommato è quasi divertente, ma inizio a stancarmi.
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