Rigiro una lettera mandatami da un amico che lavora presso la Transcom Worldwide S.p.A dell'Aquila (società che gestisce i callcenter).
La lettera non è purtroppo firmata per paura di ritorsioni (torniamo alle filande d'inizio secolo!...)
Salve a tutti,
quella riportata di seguito è una ciliegina sulla torta della vergogna preparata dalla "ancora per poco mia" azienda Transcom Worldwide S.p.A!
Subito dopo il terremoto, in tutte le altre sedi Transcom, sia italiane che del resto del mondo, è stata fatta una raccolta di fondi a favore di noi dipendenti terremotati e dei nostri familiari.
L'importo raccolto, pari a circa 48.000 € (Euro quarantottomila), non è di poco conto considerando che si tratta di soldi donati da altri dipendenti che hanno il nostro stesso misero stipendio, ma lasciamolo da parte per il momento.
Ci sarebbe da dire a favore dell'azienda che qualche giorno dopo il sisma ci ha accreditato 1000€ di bonus una tantum per affrontare l'immane tragedia che ci aveva colpito, se non fosse che già a fine aprile se ne è ripresi 200 come "trattenuta acconto Aquila" sulla già esigua busta paga del mese in cui avevamo lavorato solo 6 giorni, nonostante le parole del nostro caro dott. Boggio all'unica riunione all'aperto tenutasi qualche giorno prima (della sorpresa trovata nella busta paga) fossero state "vi abbiamo fatto un prestito di 1000 euro che ci riprenderemo quando l'emergenza sarà finita sennò che ve li avremmo dati a fare?"; ma a questo punto sappiamo che la coerenza con le parole dette non è proprio il punto forte dell'egregio dottore, visto che, nella stessa riunione, ci aveva rassicurato sulla riapertura del sito aquilano per poi annunciarne la chiusura a pochi giorni di distanza!!!
Come noto già a partire da qualche giorno dopo il sisma è stato chiesto a noi dipendenti aquilani di trasferirci temporaneamente e "su base volontaria" nelle sedi di Bari e Lecce (sulla sede di Roma sono stati spostati solo pochi dipendenti "fortunati" per non dire privilegiati), assicurandoci un alloggio da parte della protezione civile (c’è stato persino un appello del dott. Boggio e di Bruno Vespa durante la sua trasmissione "Porta a Porta" affinché venissero trovate delle sistemazioni) e un rimborso spese da parte dell'azienda per i vari spostamenti, visto che l'obiettivo era quello di salvare le commesse lavorative che erano a rischio con la chiusura "temporanea" per inagibilità del sito aquilano.
I "salvatori della patria", che hanno accettato il trasferimento, dopo nemmeno un mese di lavoro, lontano dai cari e dalla loro amata città distrutta, si sono sentiti dire dall'azienda che non c'erano i soldi per poter rispettare gli accordi presi riguardo alloggio e rimborsi vari.
Ma come?
Non era così importante il loro contributo per salvare l'azienda?
Ed ora che si fa?
Beh tranquilli c'è sempre la raccolta fondi sopracitata....vediamo un po' che si può fare!!!
Per la gestione del fondo di solidarietà raccolto è stato creato un comitato con lo scopo di individuare i lavoratori più bisognosi ed in condizioni più disagiate a seguito del sisma (come se sarebbe stato possibile fare una classifica!!!).
Tale comitato è stato così costituito:
- l'azienda era rappresentata dal Country HR Manager Dott. Giuseppe Bertini e dalla Contact Center Manager Marianna Giacobbe,
- per i lavoratori c'erano ben 4 (quattro) dipendenti in rappresentanza di quelli che avevano accettato il trasferimento ed 1 (si avete letto bene, uno ed un solo) dipendente in rappresentanza di noi 309 lavoratori rimasti "a casa" (si fa per dire visto che sono in pochi ad averne ancora una!) senza stipendio e messi in cassa integrazione (che tra l'altro ancora oggi non ci viene accreditata).
Il 28 maggio 2009, il comitato si riunisce e dopo un duro lavoro individua finalmente i lavoratori più bisognosi ed in condizioni più disagiate!
Avete dubbi?
Immagino di no...naturalmente si tratta dei pochi poveri lavoratori che, avendo deciso volontariamente di spostarsi sulle altre sedi, hanno continuato a prendere lo stipendio comprese le trattenute e che nelle decisioni prese dal comitato hanno sempre avuto la maggioranza!!! Ma la colpa non è loro ma dell'azienda che l'ha messi alle strette!
I 48.000€ (quarantottomila) vengono così suddivisi in tre fondi di eguale entità, cioè di circa 16.000€ (sedicimila);
uno destinato al personale trasferitosi presso la sede di Roma;
uno destinato al personale trasferitosi presso le sedi di Bari e di Lecce;
uno destinato a noi 309 che non ci siamo trasferiti!
Il comitato ha fatto le cose per bene decidendo di dare alle persone che hanno accettato il trasferimento un contributo giornaliero che va dai 3 ai 10 euro a seconda del "disagio" affrontato.
Inoltre per quelli di loro che hanno dovuto provvedere ad un alloggio a proprie spese è stato previsto un contributo aggiuntivo di 350€ a testa.
Fortunatamente qualche dipendente trasferitosi e non facente parte del comitato ha avuto la coscienza di rifiutare tali soldi che dovevano avere una ben altra destinazione!
Per noi 309 non trasferiti, viste le oggettive difficoltà incontrate dal comitato a reperire specifiche informazioni sulle nostre condizioni e sui nostri disagi, hanno semplicemente diviso i 16.000 € per 309 e così ci siamo visti arrivare un cospicuo bonifico di 51,74€ a testa!!!!
Fu così che l'azienda ha salvato le sue commesse con i fondi di beneficienza!!!
VERGOGNA!!!!
Che ne direbbero i miei colleghi delle altre sedi anche internazionali se venissero a sapere di come sono stati utilizzati i loro soldi?
Aiutatemi a farglielo sapere ed a farlo sapere a più persone possibile!!!!
Un dipendente deluso





