Ciao Stefano,
so che una mia mail ti è stata rigirata da Laura C. ed ho letto le tue obbiezioni di risposta.
Non ricordo esattamente cosa dicevi ma mi pare che fosse qualcosa del tipo "Ma chi è che fa circolare queste cose? Io sto dando il mio contributo d'aiuto a L'Aquila e la gente sta benissimo e nessuno si lamenta nelle tendopoli né tanto meno ci sono episodi di violenza o cose simili. La gente dovrebbe stare attenta a diffondere queste parole perché c'è bisogno di coalizione e così non si fa che esacerbare gli animi". Più o meno questo dicevi.
Debbo allora dirti che la gente non sta affatto bene. E non tanto per il caldo ed il freddo e la pioggia e perché sono costretti a vivere nelle tendopoli: la gente "si è accorta" che c'è stato un terremoto e sa che non può far finta che debba essere tutto normale. Gli aquilani sono terremotati, non scemi.
Quello di cui si lamentano, pochi all'inizio, poi sempre di più fino ad essere diventati oramai tanti, è che le tendopoli sono gestite come "Cosa della Protezione Civile". E non mi riferisco alle basilari regole di gestione di un campo (gli aquilani sanno che sono necessarie), parlo del fatto che non puoi muoverti con autonomia; capita che non possa ricevere visite se hai il cell scarico e non puoi andare all'entrata a prendere i "visitatori" (magari tuo fratello o tuo figlio); non puoi parlare con più di 5 persone per volta perché "non sei autorizzato"; non ti puoi allontanare per un periodo lungo senza avvisare o rischi di essere cancellato dall'elenco della "segreteria"; non puoi andare a mangiare in un altro campo se non previa autorizzazione mattutina da parte del COM (quindi se sei in giro per sbrigare pratiche, cosa già di per sé stessa difficile e stressante o vuoi farti un giro, devi mangiare in una pizzeria, e ti rammento che molti terremotati non hanno entrate, o tornare in tempo alla tendopoli di appartenenza); non puoi mettere avvisi di riunioni o appuntamenti o manifestazioni in bacheca o alla sala mensa o genericamente in giro, perché "non è consentito"; ....
Di questo si lamentano gli “attendati”.
Inoltre sono spaesati perché non sanno che gli aspetta, come e quando prenderanno i soldi per le ristrutturazioni, per l’autonoma sistemazione o i contributi per le attività chiuse. In due mesi abbiamo compilato tre (TRE) moduli differenti e alla consegna di ciascuno ci hanno detto .
Come si può sentire una persona ch’è costretta in una tenda, controllata, che non ha risposte ai timori per il proprio futuro, che si sta lentamente rendendo conto che le promesse fatte dal Governo erano molto Slogan e poco Concretezza , che ha difficoltà a comunicare con l’esterno perché parlare con i cellulari costa (ricordiamoci sempre delle entrate azzerate e le compagnie telefoniche non ti regalano niente) e le connessioni internet sono ancora un’opzione per pochi [a proposito, mi dicono che internet sia stato oscurato… ma di ciò non ho prove dirette, so solo che le connessioni wifi nelle tendopoli non esistono], che vede entrare nelle tendopoli camion pieni di camicie e scarpe ancora inscatolate ma non le vede distribuire e si sente poi dire “che intanto loro non ne hanno bisogno”?
Come si può sentire questa persona?
Certo che la “lettera di un visitatore de L’Aquila” ha delle calcate di mano, ma nel grosso era veritiera; rispecchia la situazione che si vive nel “cratere sismico”.
Ma ti invio il link di un’altra delle tante che sono state pubblicate:
http://www.officinavolturno.com/2009/06/15/lettera-dallabruzzo-cara-redazione/
Solo questo volevo farti sapere, perché se tu stai portando dei soccorsi, io nella tendopoli ci ho vissuto e ci vivono molti miei amici, e delle tendopoli ho sentito le voci dall’interno e le cose le ho viste.
Dopo di ciò non posso che ringraziarti per quello che stai facendo.
Buon lavoro.
Marcello Deroma
Villa di Mezzo, Picenze (AQ)
giovedì 18 giugno 2009
Caro soccorritore dell'Aquila
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